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La famiglia di Padre Paolo Dall'Oglio chiede "maggiore trasparenza" e "coordinamento" a sei anni dal rapimento in Siria del gesuita romano. "Speriamo in una maggiore trasparenza, che si riesca a sapere di più, che le notizie vengano condivise - dice la sorella Francesca al termine della conferenza stampa organizzata nella sede dell'Associazione della Stampa Estera a Roma - Paolo aveva denunciato questioni di guerra, armamenti, cose importanti e poteva essere dentro a un gioco più grande di lui". "Sappiamo che in quei Paesi qualcosa può durare molto tempo senza che se ne sappia nulla" e "questo mi fa pensare che il silenzio non voglia necessariamente dire che è morto", aggiunge.
"E' nato a Roma, è un cittadino italiano e sono sei anni che non riusciamo a sapere cosa gli sia accaduto", incalza Francesca Dall'Oglio. Padre Paolo è stato rapito mentre si trovava a Raqqa, in quella che l'anno successivo sarebbe diventata la 'capitale' dell'autoproclamato "califfato" di Abu Bakr al-Baghdadi. La zona di Raqqa è stata liberata alla fine del 2017. "Ora - dice Francesca - è occupata da alleati della Nato, ma a noi arrivano solo rassicurazioni verbali sul fatto che si sta lavorando per la verità". "C'è bisogno di maggiore trasparenza e forse coordinamento in modo - ribadisce durante la conferenza stampa - da allontanare da me, da noi la percezione che Paolo sia stato oggetto di interessi politici contrastanti non necessariamente solo italiani. Paolo andava contro gli operatori di armi e guerra".
"Gli interessi intorno sono tanti - le ha fatto eco la sorella Immacolata - Quello che oggi è forte è la necessità di informazione e di giustizia". Francesca Dall'Oglio è poi tornata sulla questione della "piccola valigia, della sacchetta" di Padre Paolo riconsegnata alla famiglia "solo nel 2018" e - sottolinea - solo grazie all'interessamento dei Dall'Oglio. "Il cammino della valigia - ammette - è qualcosa che ha interrotto un po' in me il rapporto di fiducia con chi si occupava di Paolo". "In questa sacchetta c'erano vecchi telefonini con schede scadute. Non c'era nulla di che - prosegue - Un portafogli di una semplicità inaudita, uno zucchetto di quelli che era solito portare".
https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2019/07/29/...
"E' nato a Roma, è un cittadino italiano e sono sei anni che non riusciamo a sapere cosa gli sia accaduto", incalza Francesca Dall'Oglio. Padre Paolo è stato rapito mentre si trovava a Raqqa, in quella che l'anno successivo sarebbe diventata la 'capitale' dell'autoproclamato "califfato" di Abu Bakr al-Baghdadi. La zona di Raqqa è stata liberata alla fine del 2017. "Ora - dice Francesca - è occupata da alleati della Nato, ma a noi arrivano solo rassicurazioni verbali sul fatto che si sta lavorando per la verità". "C'è bisogno di maggiore trasparenza e forse coordinamento in modo - ribadisce durante la conferenza stampa - da allontanare da me, da noi la percezione che Paolo sia stato oggetto di interessi politici contrastanti non necessariamente solo italiani. Paolo andava contro gli operatori di armi e guerra".
"Gli interessi intorno sono tanti - le ha fatto eco la sorella Immacolata - Quello che oggi è forte è la necessità di informazione e di giustizia". Francesca Dall'Oglio è poi tornata sulla questione della "piccola valigia, della sacchetta" di Padre Paolo riconsegnata alla famiglia "solo nel 2018" e - sottolinea - solo grazie all'interessamento dei Dall'Oglio. "Il cammino della valigia - ammette - è qualcosa che ha interrotto un po' in me il rapporto di fiducia con chi si occupava di Paolo". "In questa sacchetta c'erano vecchi telefonini con schede scadute. Non c'era nulla di che - prosegue - Un portafogli di una semplicità inaudita, uno zucchetto di quelli che era solito portare".