fino a un paio di giorni fa, io come tutti, ritenevo che Salvini avesse fatto un grave errore a far cadere il governo, poi ho letto questo articolo che mi ha fatto riflettere:
https://politicaesocieta2015.wordpress.com/2019/09... 
La mia tesi è che Matteo Salvini, con la propria scelta apparentemente avventata, abbia volutamente avviato la più straordinaria azione di demolizione politica degli avversari della storia della Repubblica.
Per capirlo facciamo un passo indietro, agli inizi del governo gialloverde.
L’alleanza Lega-M5S è stata siglata dalle due forze uscite vincitrici alle elezioni del 2018 ma non fu questa la leva dell’accordo. Il consenso e le alleanze politiche nelle varie epoche storiche si coagula di norma attorno alle cosiddette “fratture” per cui, ad esempio, agli inizi del ‘900 e per buona parte del secolo lo scontro politico fu tra capitale e lavoro, tra padroni e operai (frattura capitale/lavoro), poi successivamente e sino all’inizio degli anni ’90 si spostò sull’appoggio alternativo ai due blocchi USA/URSS (frattura libertà/comunismo) ed infine da allora ad oggi sulla adesione o meno al modello economico e politico costituito dalla Unione Europea (frattura del sovranismo).
La frattura del sovranismo oggi, almeno in Europa è quella dominante in quanto produce a sua volta aggregazioni partitiche ben riconoscibili.
Sia Lega che M5S erano portatrici di idee fortemente convergenti sul tema della non adesione alle regole imposte da Bruxelles e si trovavano, di fatto, dallo stesso lato della barricata.
Su questo forte collante di fondo nacque quindi il governo cosiddetto non a caso “populista” il quale, attorno alla frattura del sovranismo, si dovette dare delle regole comuni di convivenza (il Contratto di Governo) avendo al proprio interno molte istanze divergenti che in tal modo vennero canalizzate in un corpo di regole e in un programma condiviso.
Il meccanismo cominciò ad incepparsi agli inizi del 2019 ma non tanto per divergenze o veti incrociati sui singoli provvedimenti come Tav, Decreto Sicurezza, taglio dei parlamentari (veti che rallentavano l’azione di governo ma non la bloccavano stante il programma inizialmente condiviso) quanto per un inaspettato cambio di atteggiamento del M5S proprio nella frattura del sovranismo:
il premier Conte a gennaio chiede consigli ad Angela Merkel su come fermare Salvini (!);
la trattativa con Bruxelles per un deficit all’ 1,8% secondo i desiderata della UE ma bloccante per la ripresa degli investimenti nel nostro Paese (e che non avrebbe consentito alla Lega di attuare ad esempio la Flat Tax);
la lettera di luglio di Conte e Tria alla commissione europea in cui si annuncia la prosecuzione delle politiche di austerità e, da ultimo come ciliegina sulla torta,
il voto favorevole e determinante del M5S per la elezione a presidente della Commissione Europea di Ursula von der Leyen espressione più truce dell’ultra liberismo, dell’ultra europeismo e dell’austerità.
Questa capriola a 180° del M5S su posizioni che la Lega giudica come le vere cause dell’impossibilità dell’Italia di tornare ad essere competitiva con Germania e Francia, ha di fatto minato le reali basi sulle quali si era costruita una alleanza politica. Salvini si sarebbe ritrovato al seguito di un carrozzone guidato da M5S e poteri europei e sarebbe stato l’anatra zoppa del governo.
A questo punto la sfiducia verso il governo avrebbe avuto 3 possibili conseguenze (non ce ne sono altre) tutte favorevoli alla Lega:
il M5S, terrorizzato dall’idea di nuove elezioni, pur di non far cadere l’esecutivo avrebbe accettato un rimpasto con l’esclusione dei ministri malvisti dalla Lega (Tria, Toninelli, Trenta) provocando così un netto sbilanciamento di potere a favore di quest’ultima;
il M5S rifiuta l’opzione 1 (peraltro reiterata dallo stesso Salvini e rifiutata dal M5S) e accetta di fare un governo con il Partito Democratico, nemico di sempre: probabile spaccatura nel prossimo futuro sia del PD che M5S e ancor più probabile emorragia di consensi (in particolare del M5S che dopo aver perso l’”ala sinistra” in occasione dell’alleanza con la Lega ora perderebbe anche l’”ala destra” in caso di alleanza con il PD). Alle prossime politiche la Lega vince le elezioni a mani basse. Unica controindicazione: il nascente governo giallo-fucsia combina qualcosa di buono. La probabilità che ciò avvenga, dati i trascorsi soprattutto in casa PD, è prossima allo zero;
si va allo scioglimento delle Camere e a nuove elezioni in autunno: la Lega (o in generale il centro-destra anche senza Forza Italia) vince a mani basse.
Fatte queste considerazioni la Lega ha deciso così di staccare la spina all’esperienza di governo nella consapevolezza di aver mantenuto coerenza sin dall’inizio dell’esecutivo sia in termini di programma sia in termini di volontà di contrasto alle regole imposte dalla UE; analoga coerenza è fortemente deficitaria nel M5S che da partito anti-sistema si è trasformato in pochi mesi a partito garante delle oligarchie europee di matrice franco-tedesca. Gli elettori di norma premiano la coerenza e puniscono l’incoerenza. Per questo le prossime politiche per il M5S potrebbero essere un vero e proprio bagno di sangue.
Che avrebbe prevalso l’opzione 2 (come poi sta accadendo) poteva apparire imprevedibile dati i trascorsi contrasti PD/M5S? Sì, ma sino ad un certo punto. Nei mesi scorsi erano stati più di uno i sospetti in casa leghista di una possibile intesa sottobanco tra i due partiti; la circostanza che essi abbiano trovato un accordo in soli 4 giorni dopo 10 anni di odio reciproco profuso a piene mani è quantomeno sospetta e potrebbe avvalorare la tesi dell’accordo preventivo. Era insomma un rischio calcolato.
L’ipotesi di un possibile accordo tra PD e M5S ha creato una serie di dinamiche molto interessanti:
il Movimento 5 Stelle è stato costretto a gettare la maschera ed apparire per quello che in realtà è: un partito politico come gli altri, attaccato alle poltrone, attaccato al potere, timoroso di perdere quel potere a dispetto dei proclami iniziali (“noi non siamo come gli altri”). Lo spauracchio di nuove elezioni è ben evidente alla dirigenza del partito che in tale ipotesi verrebbe ridotta di oltre la metà la propria presenza in Parlamento con altrettanti deputati e senatori che dovrebbero anzitempo tornare alle occupazioni precedenti. È incredibile constatare come una vecchia teoria politologica dei primi del ‘900 sia sempre validissima ed anzi calzi a pennello nel caso del M5S (la “Legge Ferrea dell’Oligarchia” di Robert Michels è del 1911 e prevede che “lo sviluppo di un’organizzazione produce burocratizzazione e centralizzazione, che creano una leadership stabile, che col tempo si trasforma in una casta chiusa e inamovibile”. L’obiettivo principale dei partiti politici diventa la propria sopravvivenza e non l’azione politica);
il M5S propone nuovamente come premier incaricato Giuseppe Conte ormai funzionale ai poteri sovranazionali in netto contrasto quindi con lo spirito iniziale del Movimento e con le aspettative di molti militanti ed elettori;
il PD ha rispolverato nuovamente le solite logiche partitocratiche di potere (le trattative sono impostate sulle poltrone e sugli incarichi ma nulla si sa del programma perché ancora neppure discusso) mostrando con evidenza plastica la vera ragione della propria esistenza ovvero l’essere la cinghia di trasmissione tra la dittatura della UE ed il nostro Paese; niente di nuovo direi…..
il possibile governo giallo-fucsia ha ricevuto gli apprezzamenti dell’Unione Europea, dei mercati (e ci mancherebbe!) e delle stampa mainstream (che ha trasformato in una settimana Giuseppe Conte da burattino in mano ai suoi vice-premier in apprezzato statista), tutte chiare indicazioni di ciò che ci attende ma soprattutto che un governo siffatto nasce e si reggerebbe unicamente in chiave anti-Salvini, anti-Lega, anti-sovranismo ma potenzialmente con pochi punti programmatici in comune.
Gli elettori non sono stupidi.
La reazione a queste dinamiche sarà INEVITABILMENTE una ulteriore polarizzazione dei consensi a danno prevalentemente dell’incoerente M5S (ed in misura minore del PD) e a netto vantaggio nel medio termine della Lega. La lettura dei commenti dei militanti e simpatizzanti ai post di Luigi di Maio sui social non lascia presagire nulla di buono per il M5S al quale difficilmente verrà perdonata l’alleanza con il nemico storico (forse anche lo stesso Di Maio si sta ravvedendo e proprio ieri ha dichiarato che o si accettano i 20 punti del suo programma o è meglio tornare al voto, chiara scelta di campo ed indicazione per gli iscritti alla piattaforma Rousseau ma anche presa di coscienza di aver compiuto l’idiozia del secolo).
I provvedimenti che presumibilmente verranno assunti dal nuovo governo (ad esempio in tema di immigrazione con le varie coop rosse che stanno scaldando i motori per ripartire nuovamente con l’appropriazione di denaro pubblico a colpi di 5 miliardi all’anno dato che gli sbarchi riprenderanno a breve in grande stile ed abbondanza; a proposito…che fine ha fatto Minniti? Interpellato per il Ministero degli Interni? Troppo cattivo?) allontaneranno ulteriormente il mondo reale dalla elitè politica generando potenzialmente un pericoloso contrasto tra volontà popolare e potere nel nostro Paese che sarà inevitabilmente condizionato sempre più pesantemente dalla cupola di Bruxelles.
Prevedo alle prossime politiche un centro-destra populista (anche senza Forza Italia) al 50% dei voti e la possibilità di governare stabilmente per una intera legislatura.
Insomma, una decisione che pareva avventata e non ragionata da parte della Lega si sta traducendo in una spettacolare mossa per mettere nell’angolo l’avversario, fargli gettare la maschera e fargli perdere ulteriore consenso.
Che ne pensate? Io non so se Salvini ha davvero pensato a tutto questo prima di far cadere il governo, ma in effetti la ricostruzione e lo scenario presentato è verosimile.

La mia tesi è che Matteo Salvini, con la propria scelta apparentemente avventata, abbia volutamente avviato la più straordinaria azione di demolizione politica degli avversari della storia della Repubblica.
Per capirlo facciamo un passo indietro, agli inizi del governo gialloverde.
L’alleanza Lega-M5S è stata siglata dalle due forze uscite vincitrici alle elezioni del 2018 ma non fu questa la leva dell’accordo. Il consenso e le alleanze politiche nelle varie epoche storiche si coagula di norma attorno alle cosiddette “fratture” per cui, ad esempio, agli inizi del ‘900 e per buona parte del secolo lo scontro politico fu tra capitale e lavoro, tra padroni e operai (frattura capitale/lavoro), poi successivamente e sino all’inizio degli anni ’90 si spostò sull’appoggio alternativo ai due blocchi USA/URSS (frattura libertà/comunismo) ed infine da allora ad oggi sulla adesione o meno al modello economico e politico costituito dalla Unione Europea (frattura del sovranismo).
La frattura del sovranismo oggi, almeno in Europa è quella dominante in quanto produce a sua volta aggregazioni partitiche ben riconoscibili.
Sia Lega che M5S erano portatrici di idee fortemente convergenti sul tema della non adesione alle regole imposte da Bruxelles e si trovavano, di fatto, dallo stesso lato della barricata.
Su questo forte collante di fondo nacque quindi il governo cosiddetto non a caso “populista” il quale, attorno alla frattura del sovranismo, si dovette dare delle regole comuni di convivenza (il Contratto di Governo) avendo al proprio interno molte istanze divergenti che in tal modo vennero canalizzate in un corpo di regole e in un programma condiviso.
Il meccanismo cominciò ad incepparsi agli inizi del 2019 ma non tanto per divergenze o veti incrociati sui singoli provvedimenti come Tav, Decreto Sicurezza, taglio dei parlamentari (veti che rallentavano l’azione di governo ma non la bloccavano stante il programma inizialmente condiviso) quanto per un inaspettato cambio di atteggiamento del M5S proprio nella frattura del sovranismo:
il premier Conte a gennaio chiede consigli ad Angela Merkel su come fermare Salvini (!);
la trattativa con Bruxelles per un deficit all’ 1,8% secondo i desiderata della UE ma bloccante per la ripresa degli investimenti nel nostro Paese (e che non avrebbe consentito alla Lega di attuare ad esempio la Flat Tax);
la lettera di luglio di Conte e Tria alla commissione europea in cui si annuncia la prosecuzione delle politiche di austerità e, da ultimo come ciliegina sulla torta,
il voto favorevole e determinante del M5S per la elezione a presidente della Commissione Europea di Ursula von der Leyen espressione più truce dell’ultra liberismo, dell’ultra europeismo e dell’austerità.
Questa capriola a 180° del M5S su posizioni che la Lega giudica come le vere cause dell’impossibilità dell’Italia di tornare ad essere competitiva con Germania e Francia, ha di fatto minato le reali basi sulle quali si era costruita una alleanza politica. Salvini si sarebbe ritrovato al seguito di un carrozzone guidato da M5S e poteri europei e sarebbe stato l’anatra zoppa del governo.
A questo punto la sfiducia verso il governo avrebbe avuto 3 possibili conseguenze (non ce ne sono altre) tutte favorevoli alla Lega:
il M5S, terrorizzato dall’idea di nuove elezioni, pur di non far cadere l’esecutivo avrebbe accettato un rimpasto con l’esclusione dei ministri malvisti dalla Lega (Tria, Toninelli, Trenta) provocando così un netto sbilanciamento di potere a favore di quest’ultima;
il M5S rifiuta l’opzione 1 (peraltro reiterata dallo stesso Salvini e rifiutata dal M5S) e accetta di fare un governo con il Partito Democratico, nemico di sempre: probabile spaccatura nel prossimo futuro sia del PD che M5S e ancor più probabile emorragia di consensi (in particolare del M5S che dopo aver perso l’”ala sinistra” in occasione dell’alleanza con la Lega ora perderebbe anche l’”ala destra” in caso di alleanza con il PD). Alle prossime politiche la Lega vince le elezioni a mani basse. Unica controindicazione: il nascente governo giallo-fucsia combina qualcosa di buono. La probabilità che ciò avvenga, dati i trascorsi soprattutto in casa PD, è prossima allo zero;
si va allo scioglimento delle Camere e a nuove elezioni in autunno: la Lega (o in generale il centro-destra anche senza Forza Italia) vince a mani basse.
Fatte queste considerazioni la Lega ha deciso così di staccare la spina all’esperienza di governo nella consapevolezza di aver mantenuto coerenza sin dall’inizio dell’esecutivo sia in termini di programma sia in termini di volontà di contrasto alle regole imposte dalla UE; analoga coerenza è fortemente deficitaria nel M5S che da partito anti-sistema si è trasformato in pochi mesi a partito garante delle oligarchie europee di matrice franco-tedesca. Gli elettori di norma premiano la coerenza e puniscono l’incoerenza. Per questo le prossime politiche per il M5S potrebbero essere un vero e proprio bagno di sangue.
Che avrebbe prevalso l’opzione 2 (come poi sta accadendo) poteva apparire imprevedibile dati i trascorsi contrasti PD/M5S? Sì, ma sino ad un certo punto. Nei mesi scorsi erano stati più di uno i sospetti in casa leghista di una possibile intesa sottobanco tra i due partiti; la circostanza che essi abbiano trovato un accordo in soli 4 giorni dopo 10 anni di odio reciproco profuso a piene mani è quantomeno sospetta e potrebbe avvalorare la tesi dell’accordo preventivo. Era insomma un rischio calcolato.
L’ipotesi di un possibile accordo tra PD e M5S ha creato una serie di dinamiche molto interessanti:
il Movimento 5 Stelle è stato costretto a gettare la maschera ed apparire per quello che in realtà è: un partito politico come gli altri, attaccato alle poltrone, attaccato al potere, timoroso di perdere quel potere a dispetto dei proclami iniziali (“noi non siamo come gli altri”). Lo spauracchio di nuove elezioni è ben evidente alla dirigenza del partito che in tale ipotesi verrebbe ridotta di oltre la metà la propria presenza in Parlamento con altrettanti deputati e senatori che dovrebbero anzitempo tornare alle occupazioni precedenti. È incredibile constatare come una vecchia teoria politologica dei primi del ‘900 sia sempre validissima ed anzi calzi a pennello nel caso del M5S (la “Legge Ferrea dell’Oligarchia” di Robert Michels è del 1911 e prevede che “lo sviluppo di un’organizzazione produce burocratizzazione e centralizzazione, che creano una leadership stabile, che col tempo si trasforma in una casta chiusa e inamovibile”. L’obiettivo principale dei partiti politici diventa la propria sopravvivenza e non l’azione politica);
il M5S propone nuovamente come premier incaricato Giuseppe Conte ormai funzionale ai poteri sovranazionali in netto contrasto quindi con lo spirito iniziale del Movimento e con le aspettative di molti militanti ed elettori;
il PD ha rispolverato nuovamente le solite logiche partitocratiche di potere (le trattative sono impostate sulle poltrone e sugli incarichi ma nulla si sa del programma perché ancora neppure discusso) mostrando con evidenza plastica la vera ragione della propria esistenza ovvero l’essere la cinghia di trasmissione tra la dittatura della UE ed il nostro Paese; niente di nuovo direi…..
il possibile governo giallo-fucsia ha ricevuto gli apprezzamenti dell’Unione Europea, dei mercati (e ci mancherebbe!) e delle stampa mainstream (che ha trasformato in una settimana Giuseppe Conte da burattino in mano ai suoi vice-premier in apprezzato statista), tutte chiare indicazioni di ciò che ci attende ma soprattutto che un governo siffatto nasce e si reggerebbe unicamente in chiave anti-Salvini, anti-Lega, anti-sovranismo ma potenzialmente con pochi punti programmatici in comune.
Gli elettori non sono stupidi.
La reazione a queste dinamiche sarà INEVITABILMENTE una ulteriore polarizzazione dei consensi a danno prevalentemente dell’incoerente M5S (ed in misura minore del PD) e a netto vantaggio nel medio termine della Lega. La lettura dei commenti dei militanti e simpatizzanti ai post di Luigi di Maio sui social non lascia presagire nulla di buono per il M5S al quale difficilmente verrà perdonata l’alleanza con il nemico storico (forse anche lo stesso Di Maio si sta ravvedendo e proprio ieri ha dichiarato che o si accettano i 20 punti del suo programma o è meglio tornare al voto, chiara scelta di campo ed indicazione per gli iscritti alla piattaforma Rousseau ma anche presa di coscienza di aver compiuto l’idiozia del secolo).
I provvedimenti che presumibilmente verranno assunti dal nuovo governo (ad esempio in tema di immigrazione con le varie coop rosse che stanno scaldando i motori per ripartire nuovamente con l’appropriazione di denaro pubblico a colpi di 5 miliardi all’anno dato che gli sbarchi riprenderanno a breve in grande stile ed abbondanza; a proposito…che fine ha fatto Minniti? Interpellato per il Ministero degli Interni? Troppo cattivo?) allontaneranno ulteriormente il mondo reale dalla elitè politica generando potenzialmente un pericoloso contrasto tra volontà popolare e potere nel nostro Paese che sarà inevitabilmente condizionato sempre più pesantemente dalla cupola di Bruxelles.
Prevedo alle prossime politiche un centro-destra populista (anche senza Forza Italia) al 50% dei voti e la possibilità di governare stabilmente per una intera legislatura.
Insomma, una decisione che pareva avventata e non ragionata da parte della Lega si sta traducendo in una spettacolare mossa per mettere nell’angolo l’avversario, fargli gettare la maschera e fargli perdere ulteriore consenso.
Che ne pensate? Io non so se Salvini ha davvero pensato a tutto questo prima di far cadere il governo, ma in effetti la ricostruzione e lo scenario presentato è verosimile.
"Se tutti facessero così..."
"La Romania è ricchissima" cit. Dada
"La Romania è ricchissima" cit. Dada
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■ @ 2019-09-11 23:59:51.0 di Non Autenticato
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■ @ 2019-09-12 00:27:43.0 di Mattia
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■ @ 2019-09-12 00:35:32.0 di Non Autenticato
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■ @ 2019-09-12 02:43:19.0 di Mattia
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■ @ 2019-09-12 14:54:20.0 di Non Autenticato
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■ @ 2019-09-12 20:46:22.0 di Mattia
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■ @ 2019-09-13 00:04:18.0 di Non Autenticato
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■ @ 2019-09-13 03:26:11.0 di Mattia
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■ @ 2019-09-14 01:20:34.0 di Non Autenticato
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■ @ 2019-09-12 00:33:19.0 di Non Autenticato
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