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Politica
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il 2020-04-02 22:12:10.0 alle 2020-04-02 22:12:10.0
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Il liberismo spiegato in maniera esauriente
https://forum.termometropolitico.it/799705-il-libe...

In questa discussione ho parlato del liberismo in maniera un po' superficiale. In quel contesto con "liberisti" intendevo i cretini che vogliono demolire il welfare e cose del genere.

Il pensiero liberista è in realtà molto più profondo e complesso, ma bisogna apprenderlo dagli intellettuali, non dai cazzari del web che si credono liberisti ma in realtà magari sono solo imprenditori paraculi.

Il migliore "insegnante" di liberismo che ho trovato è il canale youtube Istituto Liberale, gestito da un liberale classico.

Per imparare il pensiero liberista questa è un'ottima base da cui partire (guardatevi tutti i video, in particolari le live dove si entra molto in profondità): https://www.youtube.com/channel/UCUN...KtJVYlA/vid...

L'obbiettivo dichiarato dei liberisti non è quello di difendere l'interesse di imprenditori e banchieri, ma di creare un sistema in cui i soli padroni del mercato sono i consumatori, cosicché gli imprenditori, per sopravvivere, siano costretti a soddisfare le esigenze dei consumatori.

I liberisti non salverebbero MAI un'impresa (in questo canale infatti viene detto che le banche non devono essere salvate dagli stati, ma lasciate fallire) in quanto ritengono che se un'impresa fallisce significa che non riesce più a soddisfare le esigenze dei consumatori, perché nel mercato ci sono altre imprese che lo fanno meglio.

I liberisti ritengono che i monopoli siano potenzialmente dannosi, ma che i monopoli naturali abbiano una vita corta, a meno che il monopolista non sia tale per via del fatto che offre dei servizi di alta qualità a basso costo e nessuno riesce a fargli concorrenza perché nessuno riesce a raggiungere il suo livello (e in questo caso il monopolio non è un problema, perché i consumatori sono serviti già al meglio possibile).
Se il monopolista offre servizi scadenti a prezzo alto, allora secondo i liberisti il suo monopolio è destinato a morire, in quanto quasi sicuramente entrerà nel mercato qualcuno che riesce a offrire gli stessi servizi a prezzi più bassi e qualità superiore.

Secondo i liberisti i monopoli duraturi non hanno cause naturali, ma sono causati dallo stato: secondo loro le grosse imprese e i loro padroni "comprebbero" i politici (o andrebbero essi stessi in politica) al preciso scopo di creare barriere all'entrata per i piccoli imprenditori e benefici per loro stessi. Quindi userebbero lo stato (che ha il monopolio della violenza) per assicurarsi monopoli e oligopoli duraturi.
Le barriere all'entrata sarebbero in particolare rappresentate da licenze e brevetti (che spesso scadrebbero nel ridicolo): per esempio Amazon ha creato un brevetto per impedire ai concorrenti di copiare il suo sistema logistico.

Quindi uno dei primi punti del programma politico dei liberisti consiste nell'eliminare i brevetti così da favorire la concorrenza. Questo fondamento del pensiero liberista secondo me dimostra che il loro reale intento non è quello di difendere gli imprenditori, visto che agli imprenditori i brevetti fanno comodo e odiano la concorrenza. Gli imprenditori paraculi e i liberisti non sono affatto la stessa cosa.

Una volta che in un settore economico si è venuta a creare una concorrenza aggressiva, è molto probabile che si inerisca nel mercato anche un'azienda che sceglie come target le persone povere (o che vogliono spendere poco). L'estate scorsa ho preso un volo Ryanair da Milano a Malaga per 18 euro... con questi prezzi anche un barbone può viaggiare.
I prezzi bassi (favoriti dalla concorrenza) aumentano il potere d'acquisto dei poveri, che così non sono più poveri.

I liberisti sono poi contrari al fatto che lo stato faccia impresa, in quanto temono che lo stato le tenga in piedi con l'accanimento terapeutico quando sono in perdita... e ovviamente l'accanimento terapeutico lo pagano i contribuenti. Il caso Alitalia sarebbe la dimostrazione della loro tesi.
Le imprese private quindi sarebbero preferibili per via del fatto che queste al massimo buttano via i soldi degli azionisti, ma non i soldi della collettività... e questo in un sistema liberista sarebbe vero, perché nel liberismo le imprese non prendono nemmeno un centesimo dallo stato, dal momento che le perdite non vengono socializzate.

Sono contrari alle imposte alte alle imprese perché queste verrebbero quasi sempre scaricate sui consumatori, che quindi vengono impoveriti.
Sono contrari alle imposte alte alle persone fisiche perché queste impoverirebbero le famiglie e lo stato butterebbe via i soldi per fare tante cose inutili: meglio lasciare i soldi nelle tasche delle famiglie che sanno cosa farsene, per esempio sopravvivere... o comprare cose utili per loro stesse.

I liberali (e qui parlo di liberali, non di liberisti... quindi includo anche me stesso) ritengono che il potere vada frammentato e decentralizzato il più possibile, quindi sono a favore della democrazia diretta, della separazione dei poteri e del federalismo.
Cerchiamo di capire il perché con un banale esempio. Mettiamo che in un grosso stato il 90% degli abitanti stiano bene, ma che in una determinata regione (che costituisce il 10% degli abitanti) ci sia povertà e degrado.
Ebbene, se questo venisse interamente gestito da un governo centrale con un un solo uomo al potere eletto democraticamente dal popolo nazionale, questo non avrebbe nessun motivo per risolvere i problemi del 10% della popolazione che sta male: basta che ha il consenso del 90% della popolazione che sta bene.
Con la separazione dei poteri questo problema non si risolve, ma per lo meno diventa più difficile per il presidente fare i propri porci comodi, perché il potere giudiziario (che non è nelle sue mani) lo sorveglia.
Se l'uomo al potere nell'esecutivo non è solo uno ma tanti (governo direttoriale), oppure se ci sono delle camere che vigilano sull'azione politica del presidente, le cose cominciano già a migliorare forse, perché magari tra queste persone ce ne sono almeno un paio che provengono dalla regione malfamata e se dio vuole la difendono.
Se lo stato viene spezzettato in regioni e ci si assicura che ogni regione sia rappresentata nelle camere, è ancora meglio, perché almeno ci si assicura che ci siano almeno un paio di rappresentanti della regione malfamata che se dio vuole fanno presente i problemi della popolazione dimenticata, ma questo risulta comunque insufficiente se le regioni sono solo simboliche perché hanno una scarsa autonomia e devono obbedire al governo centrale.

L'unica soluzione risolutiva è quella di trasformare le regioni in stati autonomi, ciascuno con il proprio presidente. Così facendo, la regione malfamata avrà un proprio presidente eletto esclusivamente dal popolo di questa regione, il quale:
- È obbligato a risolvere i problemi della regione, altrimenti non viene più eletto
- Può concentrarsi sui problemi specifici della regione: il dittatore del governo centrale può anche essere Gesù (non è detto che sia in malafede), ma è un essere umano e quindi non può prendersi carico di tutti i problemi di un vasto territorio

In pratica ai liberali piace la Svizzera, dove i cantoni e i comuni sono responsabili di amministrare il proprio territorio, non il governo centrale. Infatti un cittadino svizzero versa più del 90% delle imposte al proprio cantone e al proprio comune. Soltanto il 7-8% delle imposte vanno al governo centrale (Berna).

Arrivo al punto: i liberali classici applicano il federalismo anche in ambito economico. Il potere economico, secondo loro, deve essere frammentato e decentralizzato per gli stessi identici motivi: un governo centrale non sarebbe in grado di controllare l'economia, nemmeno se partisse dai migliori propositi.

Vi suggerisco la visione della presentazione di Michele Boldrin, un professore di economia.

Egli sostiene che la macroeconomia sia praticamente un discorso da bar, in quanto nessuno (nemmeno gli economisti) sarebbero in grado di gestire razionalmente un grosso sistema economico e prevedere le conseguenze di una determinata azione.
Cionoonostante i politici continuano a ingannare i propri elettori, facendo credere che loro abbiano il controllo dell'economia. Così in giro è pieno di asini che fanno discorso tipo "quando c'era il PD al governo l'economia è peggiorata/migliorata", come se l'economia venisse controllata dal governo in carica.

I politici si vantano che quando erano al governo loro la disoccupazione era diminuita e si prendono i meriti, ma sono tutte cretinate: la macroeconomia - dice Boldrin - va per conto suo.

Una volta un politico gli ha detto nell'orecchio che lui non può andare in campagna elettorale a dire che non farà assolutamente nulla per risolvere i problemi macroeconomici: deve fingere di avere soluzioni e una volta al governo far finta di fare qualcosa.

Cosi facendo - dice Boldrin - i politici prendono soldi dalle tasche dei cittadini e li sperperano per la cosiddette "manovre economiche" che non servono a un tubo.

Invece la microeconomia, dice lui, sarebbe più scientifica: è possibile gestire razionalmente una piccola realtà economica, come un'economia domestica o un'impresa.
Quindi - conclude - i politici devono avere il coraggio di dire alla gente "noi per l'economia non facciamo assolutamente nulla... vi lasceremo semplicemente i soldi in tasca e voi dovrete gestirli in maniera razionale".



Vi suggerisco poi la visione di quest'altro video di Istituto Liberale, in cui il ragazzo del video (Alessio) spiega (rifacendosi a economisti storici) che i prezzi che si vengono a formare nel libero mercato sono quelli che garantiscono la migliore distribuzione delle risorse e che nessun potere coercitivo centralizzato può pretendere di sfidare questi meccanismi naturali.

Infatti, mettiamo che in un regime di libero mercato il prezzo si fissi a 2 euro. Cosa succede se il governo abbassa forzosamente il prezzo a 10 centesimi, pensando di risolvere in questo modo il problema della povertà? Succede che i primi clienti che arrivano si prendono tutto il pane che c'è e quelli che arrivano dopo non trovano più niente.
Questo goffo tentativo di risolvere il problema della povertà avrebbe quindi come effetto quello di distribuire le risorse in maniera non equa.

I prezzi - dice Alessio - riflettono la scarsità di un prodotto: più un prodotto diventa scarso, più i prezzi si alzano e così facendo si viene a razionalizzare la distribuzione del bene nella popolazione.

Se in un determinato territorio un bene è scarso e in un altro è abbondante, il mercato va automaticamente a spostare le risorse dove servono di più, perché gli imprenditori, rendendosi conto che l'offerta del bene è scarsa, si fiondano lì per prendere il mercato.
Man mano che il mercato raggiunge quel territorio, il bene diventa sempre meno scarso e i prezzi si abbassano.

Questo meccanismo naturale, che non è perfetto, riuscirebbe a distribuire le risorse meglio di qualsiasi economia pianificata. I regimi comunisti avrebbero infatti fallito nel fare proprio quello che promettevano: distribuire equamente le risorse, una cosa logisticamente troppo complessa. Il libero mercato, seppur non perfetto, riuscirebbe meglio nel raggiungimento dell'obbiettivo.



Per finire, una cosa che vi interesserà sicuramente sapere è: i liberisti sono favorevoli al welfare?

Dipende: gli anarcocapitalisti no, i miniarchisti nemmeno.

I liberali classici (come Alessio) invece sì, almeno lui lo è.

Come funzionerebbe il welfare nel liberalismo classico? Lo stato darebbe a tutti i cittadini dei voucher che possono spendere per:
- Pagare un'assicurazione sanitaria privata
- Pagarsi una scuola privata
- Fare altre spese essenziali

I privati che hanno incassato i voucher li restitituirebbero poi allo stato, ricevendo in cambio un pagamento in denaro.

Quindi la scuola e la sanità verrebbero pagate dallo stato, solo che sarebbero private.

Quindi i liberali classici non sono contrari al welfare, ma ritengono che ci debba essere concorrenza e libera scelta dei consumatori.
Le scuole e la sanità statale infatti ai loro occhi sono monopoli coercitivi.

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