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il 2004-11-23 01:02:00.0 alle 2004-11-23 01:02:00.0
erotico
Lella tranquilla si riaddormenta. Ancora nel dormiveglia sente dei rumori ancora nel sonno. Delle voci maschili che urlano; non capisce cosa, in una lingua che non comprende: ma non è l'inglese. A lei non interessa, comunque, e si rivolta per dormire. Una voce però si avvicina e allora si deve alzare: forse è successo qualcosa. Apre gli occhi, ma rimane tutto buio e fermo e silenzioso per un attimo. Poi riesce ad intravedere un uomo, con un mitra. Si sente afferrare violentemente. Lei tenta di gridare ma non ha voce.
L'uomo con una folta barba la strattona per tutto il corridoio del pullman, urlando. Lei incespica un paio di volte, e sbatte contro, alcuni sedili e si fa molto male. Guarda intorno a sé ma non vede nessuno. In men che non si dica si ritrova sbattuta in strada, giù per la scaletta e cade dritta nelle braccia di un altro uomo. Un negro forzuto che l'accoglie nelle sue braccia, e ride con tutti i denti possibili. Lella non sa cosa pensare, intanto il negrone le ha messo una mano sul culo, e senza tanti complimenti gli dà delle piccole pacche. Lella indietreggia impaurita, ma l'uomo con la barba l'afferra di nuovo e la fa entrare in una specie di capanna di legno lì vicino.

All'interno è ancora più buio di fuori, tranne che per una luce quasi accecante, che penzola dal soffitto e illumina un letto tondo dalle lenzuola bianche e profumate. Lella viene spinta dentro. E dietro di lei entrano l'uomo con la barba dagli occhi neri come la pece e le ciglia lunghe, e il negrone tutto pelato e sorridente. Entrambi sono vestiti da guerriglieri, sembrano due rambo, con tutte quelle munizioni e i due mitragliatori.

Lella ha una paura folle, non capisce più nulla. Gli tremano le ginocchia e vorrebbe urlare ma non ci riesce. L'uomo con la barba la spinge verso il letto e le urla qualcosa ma lei non capisce, non vuole capire. Allora lui le si avvicina e con la canna del fucile le solleva il maglione da sotto. Lei trema. Lui urla di nuovo. Lei vorrebbe implorarlo:

- Mi lasci stare! Mi lasci andar via! Io non c'entro con le vostre beghe militaresche! -

ma anche se apre la bocca le parole non escono, rimane muta. Con le lacrime agli occhi si solleva il maglione fino al seno. Ma il barbuto gli intima di levarlo, lei non vuole. Lella rimane solo con il reggiseno bianco, inizia a piangere ma i suoi capezzoli appuntiti tradiscono l'eccitazione del suo corpo. I due uomini ridono, gettano a terra i fucili e le cartucciere e iniziano a palparsi vistosamente le patte.

Il barbuto, le si avvicina e fa scavalcare i seni al reggipetto, ma senza toglierlo. I due grossi globi bianchi e tondi rimangono imprigionati nella stoffa. L'uomo li carezza con voluttà, poi ci soffia sopra, poi li strizza con forza. Lella urla senza voce. Il negrone si è avvicinato anche lui, e si è abbassato a leccargli il capezzolo destro che succhia, poppa e mordicchia, mastica un po' con i denti. Lella si tira indietro ma i denti massicci dell'uomo si serrano sul suo capezzolo, e lei per non soffrire, si avvicina a quella bocca che la tortura. Il barbuto la afferra per il collo e cerca di ficcargli la lingua in gola.

Lei si divincola con la testa, ma lui la blocca e appoggia le labbra sulle labbra e forza la bocca con la lingua mentre si aggrappa ai seni. Poi prende la mano di lei e l'appoggia sopra la sua patta. Lei di scatto la ritrae appena sente il duro. Lui ride e dice qualcosa, che lei non capisce. Il negrone siè staccato da lei e le dà una spinta che la scaraventa sul letto. Poi lei si sente afferrare i pantaloni che, gli vengono strappati via senza riguardo. Il barbuto gli palpa la figa da sopra le mutandine, poi scende l'annusa e la lecca. Intanto il negrone si è tolto i pantaloni e Lella vede un batacchio che non aveva neanche mai sognato di vedere in vita sua: è terrorizzata. Sa quello che gli accadrà. Sviene. Si risveglia solo quando si sente togliere le mutande ultima difesa e il reggiseno.

Ora è completamente nuda, si sente perduta. Il Cazzone nero le si avvicina sbrodolante agli occhi, alla bocca. Lui la forza, glielo ficca in bocca e poi più dentro, e in gola e nell'esofago. Lella è paralizzata dal senso di soffocamento, che però diventa panico quando sente la punta di un uccello che gli vuole sfondare lo sfintere anale. Si ribella ma è peggio perché viene tirata per i capelli, le gambe gli vengono spalancate a forza e l'uccello penetra nel culo vergine tutto di un colpo. Dopo di che non capisce più nulla, sente solo dolore e cazzi che la squartano, la aprono, la sventrano; mani che la tirano, la palpano, le schiacciano i seni, dita che le penetrano la fica, che le tittillano la clitoride, che le strappano i peli. E' una sofferenza, è solo l'oggetto di divertimento di due uomini grossi, pelosi e puzzolenti, preda della loro libidine incontrollata. Si sente usata e ripiena di cazzo. Poi fra i gemiti animaleschi e i colpi violenti.Colpi e balzi sul sedile, sbatte la testa contro il finestrino e si rsiveglia dall'incubo erotico. Aappena si è ripresa dallo sgomento guarda fuori. Tutto è avvolto da una piogerellina nebbiosa che sbiadisce anche la voglia di guardare dal finestrino. Poi ad un tratto, l'autobus rallenta, si blocca e gira dentro un grande garage-capannone, vuoto se non per due o tre persone che aspettano. C'è anche un poliziotto.

- Dio mio che carino! E' il primo pensiero che le passa per la testa! Buona, non avevamo appena detto di limitarci. Poi, Lella si inizia a preoccupare. Mentre il pullman fa le manovre per parcheggiare, controlla ma non riesce a scorgere Luana, la signora amica di sua zia, che le aveva offerto quella specie di lavoro da baby-sitter. Luana è la sua chiave verso quel mondostraniero. Lei è italiana, ma sono ormai dieci anni, forse più che vive nella terra di Albione. Doveva venirla a prendere, ma non la vede: come cazzo sarebbe arrivata a Bedale, uno sputacchio di paesino con più pecore che case, senza Luana? Ma forse è lì in giro da qualche parte. Beh ora devo proprio scendere. Una volta terra e recuperata la valigia, quando tutti sono andati via anche l'hostessa e l'autista. Lella si sente persa. Il poliziotto però è ancora lì, e la osserva.

- Ma che vuoi? Cazzo! Non mi vorrà mica arrestare? Che so io mi hanno denunciato per atti osceni in luogo pubblico? Mi avranno mica vista 'sta notte? Ecco perché il suo compagno notturno era sparito!!! L'avevano messo sotto tortura! Ma non essere scema Lella! Intanto il poliziotto le si avvicina e la guarda negli occhi, la afferra per un braccio. Lella gela sul posto.

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