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il 2004-12-16 23:03:00.0 alle 2004-12-16 23:03:00.0
Passa la Finanziaria. Via libera all'aumento delle tasse
di Bianca Di Giovanni
«Noi vi abbiamo proposto di scrivere insieme il futuro del nostro Paese, voi avete risposto con una Finanziaria che introduce 13 nuovi balzelli e alza le imposte di 3 miliardi. Non meritate la nostra fiducia». Così Enrico Morando, parlando a nome della Fed, annuncia il voto contrario sulla fiducia al maxi-emendamento alla Finanziaria in Senato. Un testo con 593 commi, proprio quello che il presidente Carlo Azeglio Ciampi non vuole. Naturalmente però la fiducia passa con 166 i voti a favore, 111 i contrari. Un paio d?ore dopo Palazzo Madama dà l?ok obbligato alla manovra di bilancio, rinviandola alla Camera per la terza lettura. Anche lì si procederà a colpi di fiducia, anche se si corre il rischio che i tempi si allunghino oltre Natale per via dell?ostruzionismo annunciato dall?opposizione in commissione Bilancio. Storia finita, così, per la Finanziaria che impone più tasse «nascoste», introduce le tre aliquote Ire, rinvia lo sviluppo e la competitività a data da destinarsi, va all?assalto dello Stato, considerato troppo «invasivo» per dirla con il ministro Domenico Siniscalco, salvo poi prolungare interventi ad hoc per le lobby di riferimento. Chiusa la manovra, non si chiudela questione conti pubblici: c?è ancora un miliardo e 600 milioni da reperire per completare la manovra-bis di luglio.
Siniscalco «è stato costretto ad una difesa imbarazzata delle bugie di Berlusconi», spiega il capogruppo ds in Senato Gavino Angius commentando l?intervento in Aula del titolare dell?Economia. Davanti ai senatori Siniscalco difende la sua manovra («è imponente e strutturale»), confermando le stime macroeconomiche. Per il 2005 il Pil resta fissato al 2,1% (nonostante la drastica riduzione all?1,4% prevista da Confindustria). Ottimismo sulla crescita anche per il 2004, prevista all?1,4% rispetto all?1,2 stimato in agosto. Bene nonostante la «pesante recessione» (parole del ministro) del comparto industriale. Passando al deficit, senza l?aggiustamento di 24 miliardi previsto dalla manovra nel 2005 sarebbe schizzato al 4,4%, ammette il ministro che conferma ivece il 2,7% del Pil.
Ma il cuore della manovra, secondo il ministro, è il calo delle tasse. «Altro che stangata - afferma - le tasse diminuiscono». Ecco i numeri del Tesoro. La pressione fiscale scende dal 41,8% del 2004 al 41,2% del 2005. Il ministro entra quindi sui dettagli: l'entità complessiva degli sgravi fiscali nella manovra «supera un punto di Pil. E non ci fermeremo qui.
Tutto vero? Sì e no. A spiegare l?arcano è prorpio Morando nella dichiarazione di voto. «Nel Dpef si legge che la pressione fiscale a legislazione vigente è in discesa di un punto di Pil nel 2005, cioè dal 41,8% al 40,8», spiega il senatore diessino. In altre parole, «se non si facesse nessun nuovo intervento - continua - la pressione sarebbe al 40,8% del Pil nel 2005. Invece ce la ritroviamo al 41,2% come detto dallo stesso ministro. È indubitabile che ci sono più tasse». A confermare la tesi di Morando arriva poi la nota di variazione del bilancio. Qui compare la voce «minori entrate correnti», cioè tagli fiscali per 5 miliardi e 270 milioni. Alla voce «nuove o maggiori entrate», si legge la cifra 8 miliardi e 313 milioni di euro. Basta una sottrazione per capire che emergono quasi tre miliardi di aumento.
Il prelievo più pesante è quello destinato agli autonomi che aderiscono agli studi di settore (3,3 miliardi). Ma anche la casa, tra la manovra diluiglio e quella di fine anno, subisce una vera stangata di oltre 3 miliardi. Segue una serie indistinta di balzelli, tra bolli catastali, ipotecari, quelli sulla giustizia, l?accise sui tabacchi e la tassa sui giochi. A fronte di uno sgravio Ire (ex Irpef) di 4,3 miliardi di cassa (sei di competenza). Questa è la grande rivoluzione fiscale, la «svolta epocale» (Berlusconi) invocata a più riprese ieri in Aula dal centro-destra. «È la prima riduzione generalizzata delle imposte - declama Antonio Azzollini dai banchi di FI - Nessun contribuente italiano ha ricevuto aggravi dalla manovra». E dalle schiere opposte parte un «bugiardo!». Poi dal presidente forzista della commissione Bilancio arriva il proclama «ideologico»: «Noi riteniamo che lo Stato debba invadere i cittadini e l?economia il meno possibile».
A vedere l?annientamento dei dipendenti pubblici, con un «taglio» di 75mila unità ogni anno, c?è da dire che almeno su questo fronte il centro-destra manterrà gli impegni. Ma solo in fatto di servizi pubblici al cittadino. Quanto alla presenza dello stato nell?economia, visti i giochetti su Cassa depositi e prestiti e simili, lo Stato resta eccome nella stanza dei bottoni. E restano a loro agio anche i finti ex monopolisti. Tra le curiosità dell?ultimora, arrivano fondi per radio Padania e radio Maria. Quanto ai conti, esclusa per sempre l?Alta commissione di controllo, mentre Siniscalco annuncia una «data room». Se si limitasse a portare in parlamento la trimestrale (come prevede la legge) sarebbe già un passo avanti.
di Bianca Di Giovanni
«Noi vi abbiamo proposto di scrivere insieme il futuro del nostro Paese, voi avete risposto con una Finanziaria che introduce 13 nuovi balzelli e alza le imposte di 3 miliardi. Non meritate la nostra fiducia». Così Enrico Morando, parlando a nome della Fed, annuncia il voto contrario sulla fiducia al maxi-emendamento alla Finanziaria in Senato. Un testo con 593 commi, proprio quello che il presidente Carlo Azeglio Ciampi non vuole. Naturalmente però la fiducia passa con 166 i voti a favore, 111 i contrari. Un paio d?ore dopo Palazzo Madama dà l?ok obbligato alla manovra di bilancio, rinviandola alla Camera per la terza lettura. Anche lì si procederà a colpi di fiducia, anche se si corre il rischio che i tempi si allunghino oltre Natale per via dell?ostruzionismo annunciato dall?opposizione in commissione Bilancio. Storia finita, così, per la Finanziaria che impone più tasse «nascoste», introduce le tre aliquote Ire, rinvia lo sviluppo e la competitività a data da destinarsi, va all?assalto dello Stato, considerato troppo «invasivo» per dirla con il ministro Domenico Siniscalco, salvo poi prolungare interventi ad hoc per le lobby di riferimento. Chiusa la manovra, non si chiudela questione conti pubblici: c?è ancora un miliardo e 600 milioni da reperire per completare la manovra-bis di luglio.
Siniscalco «è stato costretto ad una difesa imbarazzata delle bugie di Berlusconi», spiega il capogruppo ds in Senato Gavino Angius commentando l?intervento in Aula del titolare dell?Economia. Davanti ai senatori Siniscalco difende la sua manovra («è imponente e strutturale»), confermando le stime macroeconomiche. Per il 2005 il Pil resta fissato al 2,1% (nonostante la drastica riduzione all?1,4% prevista da Confindustria). Ottimismo sulla crescita anche per il 2004, prevista all?1,4% rispetto all?1,2 stimato in agosto. Bene nonostante la «pesante recessione» (parole del ministro) del comparto industriale. Passando al deficit, senza l?aggiustamento di 24 miliardi previsto dalla manovra nel 2005 sarebbe schizzato al 4,4%, ammette il ministro che conferma ivece il 2,7% del Pil.
Ma il cuore della manovra, secondo il ministro, è il calo delle tasse. «Altro che stangata - afferma - le tasse diminuiscono». Ecco i numeri del Tesoro. La pressione fiscale scende dal 41,8% del 2004 al 41,2% del 2005. Il ministro entra quindi sui dettagli: l'entità complessiva degli sgravi fiscali nella manovra «supera un punto di Pil. E non ci fermeremo qui.
Tutto vero? Sì e no. A spiegare l?arcano è prorpio Morando nella dichiarazione di voto. «Nel Dpef si legge che la pressione fiscale a legislazione vigente è in discesa di un punto di Pil nel 2005, cioè dal 41,8% al 40,8», spiega il senatore diessino. In altre parole, «se non si facesse nessun nuovo intervento - continua - la pressione sarebbe al 40,8% del Pil nel 2005. Invece ce la ritroviamo al 41,2% come detto dallo stesso ministro. È indubitabile che ci sono più tasse». A confermare la tesi di Morando arriva poi la nota di variazione del bilancio. Qui compare la voce «minori entrate correnti», cioè tagli fiscali per 5 miliardi e 270 milioni. Alla voce «nuove o maggiori entrate», si legge la cifra 8 miliardi e 313 milioni di euro. Basta una sottrazione per capire che emergono quasi tre miliardi di aumento.
Il prelievo più pesante è quello destinato agli autonomi che aderiscono agli studi di settore (3,3 miliardi). Ma anche la casa, tra la manovra diluiglio e quella di fine anno, subisce una vera stangata di oltre 3 miliardi. Segue una serie indistinta di balzelli, tra bolli catastali, ipotecari, quelli sulla giustizia, l?accise sui tabacchi e la tassa sui giochi. A fronte di uno sgravio Ire (ex Irpef) di 4,3 miliardi di cassa (sei di competenza). Questa è la grande rivoluzione fiscale, la «svolta epocale» (Berlusconi) invocata a più riprese ieri in Aula dal centro-destra. «È la prima riduzione generalizzata delle imposte - declama Antonio Azzollini dai banchi di FI - Nessun contribuente italiano ha ricevuto aggravi dalla manovra». E dalle schiere opposte parte un «bugiardo!». Poi dal presidente forzista della commissione Bilancio arriva il proclama «ideologico»: «Noi riteniamo che lo Stato debba invadere i cittadini e l?economia il meno possibile».
A vedere l?annientamento dei dipendenti pubblici, con un «taglio» di 75mila unità ogni anno, c?è da dire che almeno su questo fronte il centro-destra manterrà gli impegni. Ma solo in fatto di servizi pubblici al cittadino. Quanto alla presenza dello stato nell?economia, visti i giochetti su Cassa depositi e prestiti e simili, lo Stato resta eccome nella stanza dei bottoni. E restano a loro agio anche i finti ex monopolisti. Tra le curiosità dell?ultimora, arrivano fondi per radio Padania e radio Maria. Quanto ai conti, esclusa per sempre l?Alta commissione di controllo, mentre Siniscalco annuncia una «data room». Se si limitasse a portare in parlamento la trimestrale (come prevede la legge) sarebbe già un passo avanti.
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Via libera all'aumento delle tasse @ 2004-12-16 23:03:00.0 di Non Autenticato