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il 2004-12-28 19:15:00.0 alle 2004-12-28 19:15:00.0
Senza casa,né acqua,né soldi per sopravv
28.12.2004
Senza casa, né acqua, né soldi per sopravvivere. L'Onu: «Paesi ricchi, mai così avari»
di red

Ora il problema è la mancanza d?acqua. Proprio così: la grande onda, ritirandosi, l?ha spazzata via. Acqua pulita, acqua per bere e per lavarsi. Non l?acqua densa di fango e morte che ha ricoperto coste, strade e villaggi. È questa la prima emergenza. Il rischio di epidemie incombe sui sopravvissuti. E i prossimi giorni saranno decisivi, soprattutto per i bambini.

Ma chi finanzierà il lavoro di assistenza e ricostruzione? «Per le Nazioni Unite questo sarà il maggiore, e più costoso, impegno in attività di soccorso in sessant?anni di storia» sostiene Jan Egeland, direttore dell'ufficio per il coordinamento degli Affari Umanitari dell?Onu. Ci vorranno miliardi di dollari, molti più di quelli stanziati l?anno scorso per il terremoto di Bam che uccise 26mila iraniani (allora fu una vera e propria corsa alla donazione), molti più anche di quelli spesi nel 1998 per far fronte ai danni dell'uragano Mitch in America Centrale, l'evento con le maggiori similitudini con quello attuale per la vastità di aree povere colpite. Allora furono necessari 5 miliardi di dollari, un po? meno dei soldi spesi nell?ultima finanziaria per il taglio dell?Irpef.

Nei prossimi giorni, afferma la vice coordinatrice dell'Onu per i soccorsi di emergenza, Yvette Stevens, servirà un impegno che dovrà superare la cifra di 1,6 miliardi di dollari chiesta nella primavera del 2003 per aiutare la ricostruzione dell'Iraq dopo l'offensiva americana. Ma il problema è: chi paga?

«Molti paesi occidentali ricchi - ha lamentato Egeland - stanno diminuendo i loro aiuti al mondo in via di sviluppo proprio in un periodo di ricchezza planetaria. Eravamo più generosi quando eravamo più poveri...Non capisco proprio perchè siamo così tirchi. Natale dovrebbe ricordare ai paesi occidentali quanto siamo diventati ricchi». E invece proprio ora, con milioni di persone a rischio di malattie (senza contare i danni economici per popolazioni già ai limiti della sussistenza), «sarebbe il momento una generosità senza precedenti da parte dei paesi membri delle Nazioni Unite».

A prendere le difese della generosità del mondo ricco è il segretario di Stato Usa Colin Powell, rappresentante del paese maggiormente sotto accusa: «Gli Stati Uniti non sono tirchi ? si difende - Faremo di più. Vorrei però che il commento di Egeland non ci fosse mai stato». Finora Washington ha stanziato 15 milioni di dollari e inviato specialisti nelle zone colpite.

Ma l?emergenza non è domani o dopodomani. È oggi. E oggi servono le risorse per affrontarla. «Esiste certamente la possibilità che si possano avere altrettanti morti per malattie trasmissibili di quanti ne sono stati provocati dallo tsunami», sostiene David Nabarro dell'organizzazione mondiale della sanità. «Per i bambini, i prossimi giorni saranno cruciali», afferma Carol Bellamy direttore generale dell?Unicef, che ha lanciato un appello (e una raccolta di fondi) per portare i primi aiuti, a cominciare da quelle centinaia di bambini che non trovano più una famiglia.

Un altro problema è quello del coordinamento degli aiuti. La moltiplicazione delle iniziative di solidarietà, spesso estemporanee se non velleitarie, rischia di disperdere le risorse. È l?allarme lanciato dall?ex presidente americano Bill Clinton, che propone: «Alcuni paesi, o gruppi di paesi, potrebbero prendersi carico di precise zone da ricostruire. Tutto il mondo deve sentirsi responsabile».

http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC...

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