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il 2005-02-15 20:36:00.0 alle 2005-02-15 20:36:00.0
Copio e incollo - 1
http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&artId=620114...

La pista italiana dell'«Oil for food»
I traffici a Baghdad dell'uomo di Formigoni.
di Claudio Gatti


L'invito, scritto in inglese e firmato da Tarek Aziz, era stato spedito con due mesi di anticipo, a marzo del 1999. «Dear Mister Roberto Formigoni - recitava - l'aggressione anglo-americana contro l'Irak crea un problema per la Nazione Araba e per tutto il mondo... noi pensiamo che sia ora di condannare quest'aggressione e chiedere la fine dell'embargo... Su questa base La invitiamo alla conferenza che si terrà a Baghdad». La stessa lettera era stata inviata al parlamentare della sinistra laburista inglese George Galloway, al leader ultranazionalista russo Vladimir Zhirinovsky e a decine di altri politici e opinion-maker di tutto il mondo ai quali si offriva viaggio, vitto e alloggio a spese dal governo iracheno.
La conferenza si aprì l'1 maggio 1999 al Mansour Melia Hotel di Baghdad. Per l'occasione, gli iracheni avevano tappezzato l'albergo di striscioni, in inglese, che denunciavano «l'oppressione americana» e chiedevano la fine dell'embargo. La sala si cominciò a popolare a metà mattinata. Ovviamente a riempirsi subito furono le prime file, quelle davanti al palco dove si sarebbe sistemato Tarek Aziz. I posti migliori se li contesero i molti invitati provenienti dall'estero, un gruppetto di dirigenti iracheni e i pochi ambasciatori residenti a Baghdad. Il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni preferì prendersela con calma, soffermandosi a conversare all'ingresso e lasciando che la sala si riempisse quasi completamente. Quando si affacciò Tarek Aziz era però lì pronto a salutarlo. Primo tra tutti gli invitati alla conferenza. Aziz lo prese sottobraccio e lo accompagnò fino a davanti al palco dove chiese a un suo sottoposto in divisa di alzarsi per far accomodare l'ospite italiano. Fu quindi dalla prima fila che, quando venne il suo turno, Formigoni si alzò per raggiungere il microfono sul palco ed esprimere pubblicamente il proprio sdegno per le «ingiuste sanzioni che uccidono i bambini».

Gli invitati a Baghdad. Non è certamente un caso se l'elenco degli invitati a quell'evento, stilato da Saddam Hussein assieme a Tarek Aziz, riporti molti degli stessi nomi di un altro elenco oggi in possesso della speciale commissione d'inchiesta creata da Kofi Annan per indagare sulla vicenda e diretta da Paul Volcker. L'elenco, rinvenuto negli archivi del ministero del Petrolio iracheno, contiene i nomi di decine di personalità straniere a cui, tra il 1997 e il 2003, il regime di Saddam ha dato in omaggio "buoni" per centinaia di milioni di barili di petrolio in cambio del loro supporto alla campagna per l'abolizione delle sanzioni imposte all'Irak dopo la Prima Guerra del Golfo.
In entrambi gli elenchi si legge il nome di Roberto Formigoni. Nel secondo elenco il presidente della Lombardia spicca in quanto maggiore beneficiario di petrolio tra tutti i politici occidentali, con 24 milioni di barili. Solo i russi possono vantarsi di aver fatto meglio di lui.
Che Formigoni fosse oggetto di un trattamento speciale per volontà dello stesso Saddam Hussein è attestato da alcune carte rinvenute negli archivi del ministero del Petrolio di cui «Il Sole-24 Ore» e il «Financial Times» hanno ottenuto copia. In questi fogli le assegnazioni di Formigoni sono spesso registrate con la dicitura "Richieste speciali", ma in due occasioni c'è una nota aggiunta a mano in cui si spiega che i quantitativi di petrolio concessi erano stati approvati dal presidente iracheno in persona.
Nelle stesse carte il nome di Formigoni appare ripetutamente inserito tra parentesi a fianco a quello della Cogep, società di Milano il cui nome completo è Costieri Genovesi Petroliferi. A ottobre dell'anno scorso, contattato dal Sole-24 Ore, il titolare della Cogep, Natalio Catanese, confermò di aver avuto contratti di petrolio dalla società petrolifera irachena Somo, ma negò che fossero in alcun modo collegati al presidente della Regione Lombardia. Questo diniego è stato ribadito anche adesso: «Confermo oggi quello che ho detto mesi fa» ha dichiarato Catanese.
Prima di partecipare al programma Oil for Food, la Cogep era una società che non trattava greggio. Tant'è che non aveva alcun trader alle sue dipendenze. Il suo core business veniva dai depositi che aveva a Genova e Alessandria e dalla movimentazione di piccoli volumi di gasolio. Insomma gestiva autobotti, non petroliere. Tra il 1994 e il 1997, i bilanci societari parlano di ricavi che oscillano tra i 30 e i 67 miliardi di vecchie lire. Tutto cambia nel 1998 quando, grazie ai contratti ottenuti in Irak, i ricavi balzano a 167 miliardi, per poi arrivare a 384 nel 1999 e stabilizzarsi tra i 185 e i 220 nei tre anni successivi. Dopodiché, con l'invasione americana del marzo 2003, finisce la pacchia e i ricavi tornano ai livelli di una volta: 47 miliardi. Ma come ha fatto una piccola azienda di prodotti petroliferi raffinati senza alcuna esperienza nel trading di greggio a diventare uno degli interlocutori privilegiati della società petrolifera di Stato irachena Somo? Gli investigatori dell'Onu hanno scoperto che la risposta sta nel nome del suo sponsor: Roberto Formigoni.
Nel gennaio scorso, il presidente della Regione Lombardia disse al Sole-24 Ore di «aver aiutato aziende italiane a fare affari con l'Irak nell'ambito del programma Oil for Food», negando di aver avuto a che fare con i contratti della Cogep. Contattato nuovamente, il presidente non ha voluto accettare l'invito di replica in questo articolo, limitandosi a rinviarci alla dichiarazione di un anno fa.

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