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Non Autenticato
il 2005-03-11 21:55:00.0 alle 2005-03-11 21:55:00.0
Oh lulla, lulla argentata
pallida lullaa che fai la serenata
guada questo poeta affranto
che piange lacrime di pianto
esso ti bela oh lulla
ché di pena d'amore ha pieno il cuore
guardalo oh lulla e dimmi:
come può un poeta soffrire così tanto?
Ella mi ha lasciato
tradito, abbandonato
ed ora sperso nella nebbia
come il faro di un automobile
cerco nei tuoi raggi morbidi
presi in prestito dal sole
almeno un briciolo di conforto.
Oh! quanto sono infelice lulla mia
il mio ululato si perde nella notte
in questa notte piena della tua faccia
in questa notte di grilli e zanzare
in questa notte illuminata d'immenso
dal mio indomabile dolore.
No, non piangere oh lulla!
Le mie lacrime bastano e avanzano
esse sono più pure della San Gemini
esse sono pozzanghere di rugiada
per i fiori soli come me
come la rosa rossa che le donai
acclusa nel mio biglietto
dove i più bei versi mai scritti
da un poeta innamorato
luccicavano più di una stella
nel cielo limpido di agosto
dove gli ultimi gabbiani volavano
nitrendo la loro incommensurabile fame.
A niente è servita la mia dolce arte
oh lulla!
Essa non ha compreso il mio ermetico
e raffinato dire, essa, sorda campana
al mio batacchio, si è dileguata
e ancora corre!
Ma tu, lullaa, tu sai quanto puro
fosse il mio amore, tu sai oh lulla
il prurito che dal basso saliva
come piattola vorace.
Lascia dunque ch'io pianga
lascia che questa notte
i miei versi offuschino anche te.
pallida lullaa che fai la serenata
guada questo poeta affranto
che piange lacrime di pianto
esso ti bela oh lulla
ché di pena d'amore ha pieno il cuore
guardalo oh lulla e dimmi:
come può un poeta soffrire così tanto?
Ella mi ha lasciato
tradito, abbandonato
ed ora sperso nella nebbia
come il faro di un automobile
cerco nei tuoi raggi morbidi
presi in prestito dal sole
almeno un briciolo di conforto.
Oh! quanto sono infelice lulla mia
il mio ululato si perde nella notte
in questa notte piena della tua faccia
in questa notte di grilli e zanzare
in questa notte illuminata d'immenso
dal mio indomabile dolore.
No, non piangere oh lulla!
Le mie lacrime bastano e avanzano
esse sono più pure della San Gemini
esse sono pozzanghere di rugiada
per i fiori soli come me
come la rosa rossa che le donai
acclusa nel mio biglietto
dove i più bei versi mai scritti
da un poeta innamorato
luccicavano più di una stella
nel cielo limpido di agosto
dove gli ultimi gabbiani volavano
nitrendo la loro incommensurabile fame.
A niente è servita la mia dolce arte
oh lulla!
Essa non ha compreso il mio ermetico
e raffinato dire, essa, sorda campana
al mio batacchio, si è dileguata
e ancora corre!
Ma tu, lullaa, tu sai quanto puro
fosse il mio amore, tu sai oh lulla
il prurito che dal basso saliva
come piattola vorace.
Lascia dunque ch'io pianga
lascia che questa notte
i miei versi offuschino anche te.
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oh lulla @ 2005-03-11 21:55:00.0 di Non Autenticato
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■ @ 2005-03-11 21:56:00.0 di Non Autenticato
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