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il 2005-03-28 00:46:00.0 alle 2005-03-28 00:46:00.0
Meditate Meditate Gente e non si tratta di BIRRA ALLA SPINA
GULAG IN TREVISO
( Il testo di Armando De Simone e Vincenzo Nardiello, "Appunti per un libro nero del comunismo italiano", ripercorre le vicende più oscure del Pci )
Il comunismo? Per Saragat era la tragedia del proletariato. E tante altre sono state le definizioni in questi ultimi decenni. La politica di chi ha cercato di sfamare i popoli ed invece ha affamato il mondo sta subendo un processo storico che qualcuno vorrebbe nascondere o spazzare via -
Vi è stato un tempo in cui la politica, in Italia, ha avuto i caratteri dell'incubo. Quest'epoca di ferro non è durata poi molto, se si va a vedere. Dieci anni: fra il 1946 e il 1956; fra elezioni per la Costituente e i fatti d'Ungheria. Ma poco prima, dalle nostre parti, si erano consumate storie rosso sangue, stragi disumane, Portula, Schio. E, oltrecortina, il terrore dei gulag ha cambiato per sempre il volto dei paesi dell'Est. Qualcuno ha tentato, dopo il crollo del comunismo mondiale, con la democratizzazione e la decisione di liberarsi degli stereotipi del marxismo, di far luce su tutti quegli episodi che hanno sconvolto il mondo. Su crimini e misfatti stava calando definitivamente il sipario. Ma quando si comincia a fare i conti con la propria storia è molto difficile fermarsi a metà. E così, mentre nel mondo si continua a discutere chi fu in realtà Giuseppe Djiugasvili, detto Stalin, se quel magnifico georgiano di cui parlò Lenin o il tiranno sterminatore di contadini bollato come il grande criminale, un lucido stratega o un piccolo uomo precipitato nella vertigine della Storia, lo statista che seppe strappare la Russia alla sua condizione o la causa prima di tutti i mali che affliggono ancora oggi l'Est europeo, ho letto scrupolosamente, appassionatamente il testo dei giornalisti Armando De Simone e Vincenzo Nardiello che si intitola Appunti per un libro nero del comunismo italiano (Controcorrente, pagg. 317, lire 30.000). Uno squarcio che si riapre su un'epoca buia.
Per non dimenticare quelli che vengono considerati gli errori di Togliatti e di quanti altri come lui sono stati giovani comunisti stalinisti.
Già, nell'Unione Sovietica era stato costruito il migliore dei mondi possibili. Sull'Unità era impossibile leggere una critica piccola, piccolissima al Paese del socialismo. A Mosca tutto era perfetto. Eppure, si sapeva tutto, dei gulag e di quanto altro ha combinato Stalin. E quando ci si trovava di fronte alla linguistica di Stalin, i comunisti italiani parlavano con vaghezza di infallibilità. Nonostante il Ritorno dall'Urss di André Gide era stato scritto. Così come Buio a mezzogiorno di Koestler era stato anche tradotto, letto e discusso abbondantemente. Ma probabilmente non furono compresi. Poi, la svolta di quanti hanno riformulato il loro rapporto con il comunismo e con lo stalinismo e sono andati avanti per la loro strada, dentro o fuori il Pci, ed oggi non si danno pace. Tormentati da ombre e fantasmi.
Ripercorrere una parte della storia del Pci attraverso ricerche storiografiche e documenti e valutarne gli esiti è stata senz'altro una esperienza irripetibile per gli autori di questo saggio ricco di spunti critici. Pagine da leggere voracemente, dall'intervista allo storico Stéphane Courtois, già noto per aver dato alle stampe il Libro nero del comunismo, agli eccidi dopo il 25 aprile, la strage di Portula e le vicende di "Gemisto", ovvero Francesco Moranino, raccontate da Giorgio Bocca nella sua Storia dell'Italia partigiana che, "dopo aver trascorso, dal 1941 al 1943, tre anni in carcere a Civitavecchia insieme a comunisti 'storici' come Pesenti e Scoccimarro per una condanna a dodici anni, fu liberato, tornò in Piemonte, divenne partigiano e scelse il nomignolo di 'Gemisto'". E che divenne deputato, a ventisei anni, nel 1946, nell'assemblea costituente. "Un caso esemplare della storia comunista in questo Paese. Il Pci, per salvare un proprio deputato, nominato sottosegretario alla Guerra, che si era macchiato di svariati omicidi durante la guerra partigiana ai danni d'altri partigiani 'bianchi', e per il quale la Camera aveva autorizzato l'arresto, prima lo fece scappare in Cecoslovacchia, dove esercitò l'incarico di commissario politico del Pci, poi, al momento dell'elezione di Saragat a presidente della Repubblica, contrattò i propri voti con la concessione della grazia presidenziale al fuggiasco". Il caso Moranino è raccontato con dovizia di particolari proprio come la strage del '45 nella prigione di Schio, ove un gruppo di ex partigiani uccise 53 detenuti accusati di collaborazione con i fascisti. Un altro eccidio dimenticato.
O le gesta della Volante Rossa, quel gruppo che, "nell'immediato dopoguerra a Milano, eseguì decine di 'condanne a morte'". Oppure, in perfetto stile staliniano, il gulag all'italiana, la "Cartiera" di Mignagola di Carbonera, in provincia di Treviso, "una piccola 'Auschwitz'? un campo di sterminio per fascisti o presunti tali, contro i quali un gruppetto di partigiani comunisti si accanì con una ferocia e una crudeltà raccapricciante: processi farsa, torture da enciclopedia delle perversioni, violenze d'ogni tipo, assassini ispirati dal più degradato sadismo, forni crematori, corpi straziati, buttati nel fiume, sciolti nell'acido o arsi nei forni della cartiera".
Nel libro è riportato il racconto del senatore Antonio Serena, autore de "I giorni di Caino", che parla di Villa Dal Vesco, la "Villa degli orrori", dove "tutti i documenti dei prigionieri erano preventivamente distrutti dal 'tribunale del Popolo'". "Ad un prigioniero poliomielitico, prima di essere abbattuto a fucilate, fu imposto di arrampicarsi su di un mucchio di carbone". Poi, il delitto di Malga Bala, la strage del Monte Manfrei, in Liguria, "Quando i comunisti ammazzavano i sacerdoti", la questione di Trieste negli anni '43-'45, I morti di via Medina, a Napoli, e la preparazione del colpo di Stato, che prevedeva "la costruzione di campi di concentramento regionali per gli oppositori".Su quelle vittime, ancora oggi vi è un silenzio tombale, un oblio mortificante.
GULAG IN TREVISO
( Il testo di Armando De Simone e Vincenzo Nardiello, "Appunti per un libro nero del comunismo italiano", ripercorre le vicende più oscure del Pci )
Il comunismo? Per Saragat era la tragedia del proletariato. E tante altre sono state le definizioni in questi ultimi decenni. La politica di chi ha cercato di sfamare i popoli ed invece ha affamato il mondo sta subendo un processo storico che qualcuno vorrebbe nascondere o spazzare via -
Vi è stato un tempo in cui la politica, in Italia, ha avuto i caratteri dell'incubo. Quest'epoca di ferro non è durata poi molto, se si va a vedere. Dieci anni: fra il 1946 e il 1956; fra elezioni per la Costituente e i fatti d'Ungheria. Ma poco prima, dalle nostre parti, si erano consumate storie rosso sangue, stragi disumane, Portula, Schio. E, oltrecortina, il terrore dei gulag ha cambiato per sempre il volto dei paesi dell'Est. Qualcuno ha tentato, dopo il crollo del comunismo mondiale, con la democratizzazione e la decisione di liberarsi degli stereotipi del marxismo, di far luce su tutti quegli episodi che hanno sconvolto il mondo. Su crimini e misfatti stava calando definitivamente il sipario. Ma quando si comincia a fare i conti con la propria storia è molto difficile fermarsi a metà. E così, mentre nel mondo si continua a discutere chi fu in realtà Giuseppe Djiugasvili, detto Stalin, se quel magnifico georgiano di cui parlò Lenin o il tiranno sterminatore di contadini bollato come il grande criminale, un lucido stratega o un piccolo uomo precipitato nella vertigine della Storia, lo statista che seppe strappare la Russia alla sua condizione o la causa prima di tutti i mali che affliggono ancora oggi l'Est europeo, ho letto scrupolosamente, appassionatamente il testo dei giornalisti Armando De Simone e Vincenzo Nardiello che si intitola Appunti per un libro nero del comunismo italiano (Controcorrente, pagg. 317, lire 30.000). Uno squarcio che si riapre su un'epoca buia.
Per non dimenticare quelli che vengono considerati gli errori di Togliatti e di quanti altri come lui sono stati giovani comunisti stalinisti.
Già, nell'Unione Sovietica era stato costruito il migliore dei mondi possibili. Sull'Unità era impossibile leggere una critica piccola, piccolissima al Paese del socialismo. A Mosca tutto era perfetto. Eppure, si sapeva tutto, dei gulag e di quanto altro ha combinato Stalin. E quando ci si trovava di fronte alla linguistica di Stalin, i comunisti italiani parlavano con vaghezza di infallibilità. Nonostante il Ritorno dall'Urss di André Gide era stato scritto. Così come Buio a mezzogiorno di Koestler era stato anche tradotto, letto e discusso abbondantemente. Ma probabilmente non furono compresi. Poi, la svolta di quanti hanno riformulato il loro rapporto con il comunismo e con lo stalinismo e sono andati avanti per la loro strada, dentro o fuori il Pci, ed oggi non si danno pace. Tormentati da ombre e fantasmi.
Ripercorrere una parte della storia del Pci attraverso ricerche storiografiche e documenti e valutarne gli esiti è stata senz'altro una esperienza irripetibile per gli autori di questo saggio ricco di spunti critici. Pagine da leggere voracemente, dall'intervista allo storico Stéphane Courtois, già noto per aver dato alle stampe il Libro nero del comunismo, agli eccidi dopo il 25 aprile, la strage di Portula e le vicende di "Gemisto", ovvero Francesco Moranino, raccontate da Giorgio Bocca nella sua Storia dell'Italia partigiana che, "dopo aver trascorso, dal 1941 al 1943, tre anni in carcere a Civitavecchia insieme a comunisti 'storici' come Pesenti e Scoccimarro per una condanna a dodici anni, fu liberato, tornò in Piemonte, divenne partigiano e scelse il nomignolo di 'Gemisto'". E che divenne deputato, a ventisei anni, nel 1946, nell'assemblea costituente. "Un caso esemplare della storia comunista in questo Paese. Il Pci, per salvare un proprio deputato, nominato sottosegretario alla Guerra, che si era macchiato di svariati omicidi durante la guerra partigiana ai danni d'altri partigiani 'bianchi', e per il quale la Camera aveva autorizzato l'arresto, prima lo fece scappare in Cecoslovacchia, dove esercitò l'incarico di commissario politico del Pci, poi, al momento dell'elezione di Saragat a presidente della Repubblica, contrattò i propri voti con la concessione della grazia presidenziale al fuggiasco". Il caso Moranino è raccontato con dovizia di particolari proprio come la strage del '45 nella prigione di Schio, ove un gruppo di ex partigiani uccise 53 detenuti accusati di collaborazione con i fascisti. Un altro eccidio dimenticato.
O le gesta della Volante Rossa, quel gruppo che, "nell'immediato dopoguerra a Milano, eseguì decine di 'condanne a morte'". Oppure, in perfetto stile staliniano, il gulag all'italiana, la "Cartiera" di Mignagola di Carbonera, in provincia di Treviso, "una piccola 'Auschwitz'? un campo di sterminio per fascisti o presunti tali, contro i quali un gruppetto di partigiani comunisti si accanì con una ferocia e una crudeltà raccapricciante: processi farsa, torture da enciclopedia delle perversioni, violenze d'ogni tipo, assassini ispirati dal più degradato sadismo, forni crematori, corpi straziati, buttati nel fiume, sciolti nell'acido o arsi nei forni della cartiera".
Nel libro è riportato il racconto del senatore Antonio Serena, autore de "I giorni di Caino", che parla di Villa Dal Vesco, la "Villa degli orrori", dove "tutti i documenti dei prigionieri erano preventivamente distrutti dal 'tribunale del Popolo'". "Ad un prigioniero poliomielitico, prima di essere abbattuto a fucilate, fu imposto di arrampicarsi su di un mucchio di carbone". Poi, il delitto di Malga Bala, la strage del Monte Manfrei, in Liguria, "Quando i comunisti ammazzavano i sacerdoti", la questione di Trieste negli anni '43-'45, I morti di via Medina, a Napoli, e la preparazione del colpo di Stato, che prevedeva "la costruzione di campi di concentramento regionali per gli oppositori".Su quelle vittime, ancora oggi vi è un silenzio tombale, un oblio mortificante.
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MEDITATE CAZZARI @ 2005-03-28 00:46:00.0 di Non Autenticato
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■ @ 2005-03-28 00:48:00.0 di Non Autenticato
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■ @ 2005-03-28 00:49:00.0 di Non Autenticato
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■ @ 2005-03-28 00:50:00.0 di Non Autenticato
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■ @ 2005-03-28 00:51:00.0 di Non Autenticato
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■ @ 2005-03-28 00:47:00.0 di Non Autenticato
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