Con colpi veloci dipingi il
mio volto sulla tela,
con lunghe pennellate
piene di colore, forti di contrasti
allunghi il mio corpo
su quel letto che domina la stanza,
che vive impresso
nella tua rosea realtà
tra le pareti dipinte di
una tenera primavera
che spinge dalle finestre aperte,
e sotto il soffitto d'argento
come il riflesso del sole
nella coppa che stringi e dove
intingi il pennello
come nel mio cuore, tra le tue
visioni che riporti precise
ai tuoi tratti
ai grumi di tempera che sciogli
e spandi come la mia vita.
Dipingi e ti allontani
lasci ai segni le parole dell'addio
al pennello il commiato
e l'abbandono sfugge per un
attimo dal tuo viso, compreso
nel tuo ruolo di geografo
del mio corpo e delle tue oscurità
e mi coglie nello sguardo
come ad inquadrare una forma
per un attimo persa dalla vista
dell'insieme.
Il tuo occhio mi fruga
come a cercare un contorno
su cui far scivolare i mesi
e le parole di un amore
diviso come le tempere
che asciugano e regalano
al futuro l'attimo furtivo
di un romanzo che finisce.
L'attimo privato di un tracollo,
il secondo in cui c'era
e da cui tutto cesserà
nel buio della tela
che non verrà più
nel quadro che dopo
nessuno mai dipingerà

artista