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il 2005-05-03 23:35:00.0 alle 2005-05-03 23:35:00.0
NAPOLI VIOLENTA Ucciso consuocero di FO
Ucciso il consuocero di Dario Fo
NAPOLI, 3 MAGGIO 2005 - E' morto per trauma cranico Emilio Albanese, 69 anni, l'uomo ferito nell'androne del palazzo dove abitava in via Santa Maria di Costantinopoli, una parallela di via Pessina al centro di Napoli nel corso di una rapina.

L'anziano, un ingegnere, trasportato all'ospedale degli Incurabili già in coma e deceduto mentre i medici lo operavano, aveva ritirato poco prima 3.200 euro presso una banca di via Toledo, a meno di 10 minuti di strada da casa sua, ed aveva in tasca ancora la ricevuta del prelievo. Probabilmente il rapinatore lo ha seguito dall'istituto di credito fino a quando non si è sentito sicuro di agire indisturbato, quindi potrebbe essere scappato con un complice che lo aspettava con un motorino all'esterno del palazzo.

La prima a tentare di soccorrere la vittima è stata la custode dello stabile, richiamata dalle urla e dal trambusto. Ancora da chiarire la dinamica dei fatti: uno dei pochi elementi di certezza sembra essere il fatto che il rapinatore abbia agito da solo, mentre resta ancora da capire se l'uomo sia morto per un colpo alla testa ricevuto dal rapinatore o se abbia battuto il capo cadendo a terra. I parenti hanno deciso di donarne le cornee.

Emilio Albanese era il padre di Nora, compagna di Jacopo Fo, figlio del premio Nobel Dario, a Napoli per lo spettacolo «Concerto per Scià Scià» con le Nacchere rosse in programma al Teatro Augusteo.

L'attore-commediografo, appena saputo dell'aggressione e della morte, si è recato nell'abitazione dell'anziano ingegnere. «Era un uomo straordinario - ha detto il Premio Nobel - di grande umanità, di grandissima cultura e intelligenza. Il fatto che lo abbiano ammazzato in questo modo fa emergere in maniera drammatica come una delle più belle città del mondo sia anche crudele».

Nora Albanese, che vive in Umbria da 15 anni con Jacopo Fo, si è recato in ospedale con il compagno. Nora ai cronisti che l'hanno avvicinata ha detto che chiede solo giustizia. «Non è questione di vendetta - ha detto - voglio giustizia», anche se, aggiunge, «non è normale quello che è successo a mio padre. Mi aspettavo che morisse per la sua malattia cardiaca e non in questo modo. Napoli è malata, malatissima», ha stigmatizzato.

Sulla mortale aggressione si registra anche un amaro commento del sindaco Rosa Russo Iervolino, secondo la quale «questo fatto tremendo provocherà una fortissima reazione da parte della città. A Napoli, con l'impegno di tutte le istituzioni e dei cittadini, dobbiamo assolutamente sconfiggere la malavita. È inaccettabile che un cittadino non possa neanche recarsi alla banca sotto casa per effettuare un prelievo».

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