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Non Autenticato
il 2005-06-11 11:16:00.0 alle 2005-06-11 11:16:00.0
Marocchino getta la moglie dal balcone
"Troppo occidentale, voleva lavorare"
di MEO PONTE
TORINO - Lei, distesa sul letto del reparto di ortopedia del San Giovanni Bosco dove è ricoverata con novanta giorni di prognosi, dice che si è trattato di un incidente, che è caduta dalla finestra e chiede insistentemente di Mohamed, suo marito. Non sa ancora che lui è in una cella del carcere delle Vallette con l'accusa di tentato omicidio e soprattutto non sa che è inutile tentare di difenderlo. Mohamed Idaaf, 26 anni, marocchino, venditore ambulante di spugnette ha già confessato al capo della sezione omicidi della Mobile torinese Marco Basile di aver tentato di uccidere la moglie italiana, Antonella Trovato, 22 anni, sposata un anno e mezzo fa a Catania. "Sono geloso, non voglio che esca da sola, non tollero che cerchi un lavoro, è l'uomo che deve mantenere la moglie - ha ammesso in questura - Giovedì notte ho perso la testa: ho preso il coltello e ho colpito Antonella, lei è corsa alla finestra per invocare aiuto e io l'ho sollevata e l'ho gettata di sotto...". Un vicino svegliato dalle urla della donna ha raccontato alla polizia che Mohamed Idaaf, dopo averla buttata dal balcone dell'alloggio al primo piano, è corso in cortile e ha ancora sferrato due violenti calci contro la moglie.
E' successo poco dopo l'una di giovedì notte: Mohamed Idaaf, fuggito saltando da un tetto all'altro, è stato preso mezz'ora dopo dalla polizia mentre si lavava a una fontanella accanto a Ponte Mosca, nel quartiere-casbah di Porta Palazzo. Alla cintola aveva ancora il coltellaccio con cui aveva ferito la moglie, i pantaloni e la maglietta lordi di sangue. Più tardi in carcere al suo avvocato ha confidato di non ricordare, di essere confuso. "Rammento solo di aver litigato", ha detto al legale. L'avvocato, Alfonso Aliberta, che conosce bene la coppia, è sorpreso: "Sapevo che i litigi erano frequenti, soprattutto per questa storia del lavoro, ma anche se può parere paradossale dirlo ora, Mohammed e la moglie italiana mi erano sembrati una coppia affiatata. Lei aveva accettato le regole di vita musulmana, ricordo che portava addirittura il velo".
Gli investigatori della Mobile però non hanno dubbi: quanto accaduto giovedì notte nella casa di ringhiera di via Biella è stato originato dal conflitto tra le diverse culture dei due coniugi. Antonella che ora giura di essere caduta in cortile e si ostina a difendere il marito ("Non voglio che paghi per qualcosa che non ha fatto") ha annotato in un diario i pestaggi subiti. In una pagina ha scritto: "Sono uscita da sola. Mohamed mi ha picchiato e mi ha rotto il naso...". Il sostituto procuratore Antonio Malagnigno, il magistrato a cui è stato affidato il caso, sottolinea: "Leggendo quel diario si capisce però che, nonostante i maltrattamenti quella donna è sinceramente innamorata del marito. Si capisce quindi che ora cerchi di difenderlo...".
Mohamed e Antonella a Torino sono arrivati da Catania dove si erano sposati quasi due anni fa. Lui, in possesso di un regolare permesso di soggiorno, aveva sperato di trovare un lavoro fisso ma si era dovuto accontentare di vendere spugnette ai semafori. Lei cercava di far quadrare il bilancio familiare assistendo gli anziani. "Ed era proprio questo a far scattare ogni volta la rabbia del marito" spiegano alla Squadra mobile. Dal loro matrimonio era nato un figlio, un bimbo che ora ha otto mesi e vive con i nonni paterni in Marocco dove è stato mandato probabilmente per evitare l'intervento degli assistenti sociali. "Mohamed Idaaf è una persona per bene, non capisco che cosa gli sia successo giovedì notte - si chiede Moustapha Kobba, presidente della comunità marocchina di Torino - Sapevo che litigava con la moglie, ma solo perché lei non voleva dividere i guadagni del suo lavoro con lui. Lei voleva usarli per tornare in Sicilia, lui avrebbe voluto usarli per andare in Marocco dove sta addirittura costruendo una casa...".
"Troppo occidentale, voleva lavorare"
di MEO PONTE
TORINO - Lei, distesa sul letto del reparto di ortopedia del San Giovanni Bosco dove è ricoverata con novanta giorni di prognosi, dice che si è trattato di un incidente, che è caduta dalla finestra e chiede insistentemente di Mohamed, suo marito. Non sa ancora che lui è in una cella del carcere delle Vallette con l'accusa di tentato omicidio e soprattutto non sa che è inutile tentare di difenderlo. Mohamed Idaaf, 26 anni, marocchino, venditore ambulante di spugnette ha già confessato al capo della sezione omicidi della Mobile torinese Marco Basile di aver tentato di uccidere la moglie italiana, Antonella Trovato, 22 anni, sposata un anno e mezzo fa a Catania. "Sono geloso, non voglio che esca da sola, non tollero che cerchi un lavoro, è l'uomo che deve mantenere la moglie - ha ammesso in questura - Giovedì notte ho perso la testa: ho preso il coltello e ho colpito Antonella, lei è corsa alla finestra per invocare aiuto e io l'ho sollevata e l'ho gettata di sotto...". Un vicino svegliato dalle urla della donna ha raccontato alla polizia che Mohamed Idaaf, dopo averla buttata dal balcone dell'alloggio al primo piano, è corso in cortile e ha ancora sferrato due violenti calci contro la moglie.
E' successo poco dopo l'una di giovedì notte: Mohamed Idaaf, fuggito saltando da un tetto all'altro, è stato preso mezz'ora dopo dalla polizia mentre si lavava a una fontanella accanto a Ponte Mosca, nel quartiere-casbah di Porta Palazzo. Alla cintola aveva ancora il coltellaccio con cui aveva ferito la moglie, i pantaloni e la maglietta lordi di sangue. Più tardi in carcere al suo avvocato ha confidato di non ricordare, di essere confuso. "Rammento solo di aver litigato", ha detto al legale. L'avvocato, Alfonso Aliberta, che conosce bene la coppia, è sorpreso: "Sapevo che i litigi erano frequenti, soprattutto per questa storia del lavoro, ma anche se può parere paradossale dirlo ora, Mohammed e la moglie italiana mi erano sembrati una coppia affiatata. Lei aveva accettato le regole di vita musulmana, ricordo che portava addirittura il velo".
Gli investigatori della Mobile però non hanno dubbi: quanto accaduto giovedì notte nella casa di ringhiera di via Biella è stato originato dal conflitto tra le diverse culture dei due coniugi. Antonella che ora giura di essere caduta in cortile e si ostina a difendere il marito ("Non voglio che paghi per qualcosa che non ha fatto") ha annotato in un diario i pestaggi subiti. In una pagina ha scritto: "Sono uscita da sola. Mohamed mi ha picchiato e mi ha rotto il naso...". Il sostituto procuratore Antonio Malagnigno, il magistrato a cui è stato affidato il caso, sottolinea: "Leggendo quel diario si capisce però che, nonostante i maltrattamenti quella donna è sinceramente innamorata del marito. Si capisce quindi che ora cerchi di difenderlo...".
Mohamed e Antonella a Torino sono arrivati da Catania dove si erano sposati quasi due anni fa. Lui, in possesso di un regolare permesso di soggiorno, aveva sperato di trovare un lavoro fisso ma si era dovuto accontentare di vendere spugnette ai semafori. Lei cercava di far quadrare il bilancio familiare assistendo gli anziani. "Ed era proprio questo a far scattare ogni volta la rabbia del marito" spiegano alla Squadra mobile. Dal loro matrimonio era nato un figlio, un bimbo che ora ha otto mesi e vive con i nonni paterni in Marocco dove è stato mandato probabilmente per evitare l'intervento degli assistenti sociali. "Mohamed Idaaf è una persona per bene, non capisco che cosa gli sia successo giovedì notte - si chiede Moustapha Kobba, presidente della comunità marocchina di Torino - Sapevo che litigava con la moglie, ma solo perché lei non voleva dividere i guadagni del suo lavoro con lui. Lei voleva usarli per tornare in Sicilia, lui avrebbe voluto usarli per andare in Marocco dove sta addirittura costruendo una casa...".
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Per eustarchio @ 2005-06-11 11:16:00.0 di Non Autenticato