Anni fa,uno studentazzo a Pisa, passava le sere estive sulle spallette dell'Arno a guardare i ratti che leccavano le coppette di gelato gettate di sotto dagli accaldati pisani. In una di queste nottate, dopo una robusta bevuta di rosso di Montalcino, lui e altri due amici videro attraversare l'Arno da un esemplare di ratto mostruosamente lungo: era di circa un metro e mezzo, e lanciarono un urlo da svegliare la città alle tre del mattino. Questa visione se la sono portati avanti per parecchio tempo; ovviamente nessuno ci credeva e attribuivano al vino rosso l'improbabile avvistamento. Qualche tempo dopo si ritrovarono sulla stessa spalletta, stavolta alle dieci di sera, con la massa di pisani e studentazzi a prendere il fresco. E questa volta la visione fu più chiara, c'erano i lampioni ancora accesi e non avevamo bevuto. Urlarono (di gioia!) alla vista del topocane, che attraversava in senso orizzontale l'Arno venendo verso di noi. Tutti guardarono la strana bestia e i testimoni stavolta furono moltissimi. continuarono a urlare come ossessi "Il topocane! Il topocane!"; un ragazzo seduto accanto a noi rideva; si avvicinò e ci disse: "Ma che topocane, imbecilli; quella è una nutria. Io sto sull'Arno tutte le sere con i canottieri e le vediamo ogni tanto. Non è neanche parente né del topo né del cane.". Fu il crollo di quella che poteva essere una grande leggenda metropolitana.
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