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il 2006-04-21 20:06:00.0 alle 2006-04-21 20:06:00.0
Cambogia e khmer rossi - parte terza -
Durante la guerra civile ante 1975, il paese (o meglio, la parte controllata dal governo fittizio filoamericano) diventò progressivamente più piccolo. I Khmer rossi, che si erano rafforzati, continuarono a conquistare parti di territorio, finchè l'area nelle mani del governo, fatta eccezione per la capitale, si ridusse a una manciata di corridoi di comunicazione e a diverse città di provincia. L'aereoporto di Phnom Penh e il fiume Mekong erano i soli collegamenti con il mondo esterno. Per conservare queste linee di approvigionamento gli americani bombardavano quotidianamente i Khmer rossi e i Vietcong nelle campagne. Poichè la maggior parte delle incursioni aeree veniva compiuta da giganteschi B-52 a otto motori, ciascuno dei quali trasportava circa 25 tonnellate di bombe e lasciava dietro di sé un'immensa scia di rovine, i bombardamenti erano tutto meno che chirurgici e spesso colpivano villaggi abitati da civili. Il risultato fu che migliaia di profughi fuggirono a Phnom Penh e nelle città di provincia. La popolazione della capitale che era di 600.000 abitanti all'inizio della guerra, aumentò fino a raggiungere i 2 milioni di abitanti nel 1975. L'ambasciata americana a Phnom Penh, e la squadra di Henry Kissinger a Washington, continuavano a ripetere che i rifugiati scappavano soltanto da una cosa: i violenti attacchi dei Khmer rossi. Ma in realtà fuggivano sia dai Khmer rossi sia dalle bombe americane.
I raid aerei illustrano quello che ormai è un assioma di tutte le guerre, e cioè che le cosidette armi convenzionali non proibite dal diritto internazionale possono produrre le stesse micidiali conseguenze delle armi messe al bando.
Il Nero.